esserestati

domenica, luglio 24, 2005

TERRA ROSSA 

Non c'è il sole e non fa caldo, anzi minaccia quasi una pioggia estiva. Il mio avversario è la testa di serie numero uno, avendo vinto il torneo l'anno precedente. Il pronostico è a mio sfavore ma non rinuncio alla illusione del colpaccio: grande titolo nella cronaca orale delle chiacchiere del bar del circolo. Nel palleggio non mi pare irresistibile, deve essere vero che non è la tecnica il suo punto forte ma la concentrazione agonistica e la condizione fisica. E' un ex calciatore, di serie A si dice, uno di quelli che rovina questo nostro sport della racchetta, così mentale, introducendo la deviazione perversa della fisicità, della prestazione di resistenza. A carriera finita si scoprono con una mentalità diversa rispetto a quella che avevano quando hanno iniziato con il pallone, con ambizioni nuove più mature, così si avvicinano alla terra rossa perchè tanto hanno il metodo di gara e la forza nelle gambe, e se sono sopravvissuti nelle aree nelle fredde giornate di gennaio, prendere a badilate una pallina non deve essere difficile. Gioca proprio malino, ha un rovescio tutto tagliato di sotto, giusto il diritto mi pare meglio portato. Mi fa subito i complimenti per il mio rovescio, quando ci avviciniamo alla rete per raccogliere le palle cadute nel primo palleggio. Ho già capito che perderò e che in fondo non mi teme troppo. Però sollecita il mio narcisismo e piazzo altri rovesci portati bene, meglio che posso.

Ho quasi il fiatone ed è meglio cominciare. Perdo il primo gioco sul suo servizio. Vado 40 zero nel mio turno, poi mi recupera, complice una chiamata fuori un po' furbetta, e mi va sul due a zero. A quel punto penso che posso ancora recuperare ma in fondo ho già perso. Mi gioca sul rovescio e sbaglio spesso, lui è regolare, le prende tutte e non sbaglia mai. Gli venisse un colpo!  Non so lottare. Le mie partite devono essere facili. Vincere facile o perdere facile. Non ho pazienza per piazzare tanti colpi in fila, e non ho il fiato. Però gioco meglio di lui, ho più tecncica e generosità, piazzo dei tiri belli. Ma perdo.

Lui aspetta il mio errore che puntuale arriva, sono dentro la sua trama e non so uscirne. Tiro dei rovesci impeccabili. Il rovescio è il colpo più tecnico, tutti sanno dare uno schiaffo alla pallina, uno scappelloto di diritto. Ma il rovescio no, lì ci vuole abilità. Spostare l'impugnatura, piegarsi a sinistra. La parte del cuore ed anche quella del torto, ricordare che se ti percuotono la destra tu devi offrire anche la guancia sinistra, ecco colpitemi nel mio torto se ne ho uno. Oppure guardate cosa c'è nella mia sinistra, in quella parte meno retta, guardate questo colpo inconcriato che parte mentre mi attacca, non il vile pallonetto difensivo che poi tanto magari quello sbaglia lo smash, ma il proiettile sparato al fianco, che parte dalla regione sinistra, dalla parte vulnerabile. E lui ci mette l'attrezzo alla meno peggio e ne esce un colpo sghembo che cade sulla riga, mentre io sono ancora in posa plastica con il colpo bello finito. Devo perdere perchè lo vogliono gli dei.

Ineffettuale e inutile, non lezioso, ma inefficace. Il mio gioco è il contrario del togliattismo politico. Forse troppo liberal, quasi radicale, con la battaglia di principio, cioè il colpo bene eseguito, senza la pazienza di fiaccare e tediare l'avversario, di aspettare il suo errore piuttosto che cercare il bel gesto, la bella rotazione. Senza colpirlo troppo nei suoi torti, nella sua sinistra, chè quasi non sta bene. Dispendioso però e senza risparmio, ma non estetico e volontarista, non romantico, senza la fumisteria ingraiana, la confusione e il parassitismo della eterodossia, che conta poi tanto sulla presenza solida e organizzata della chiesa degli ortodossi. Non uno che vorrebbe un altro gioco, come si dovrebbe volere un altro mondo possibile, magari più vero, ma uno che perde perchè il gioco è quello e basta.

Il pubblico, cioè quattro amici del circolo, applaude, anche gdb che mi ha fatto i complimenti con gli occhi ad ogni punto ben piazzato - dopo averne sbagliati quattro, s'intende. Bravo gdg, con il quale non ci siamo presi bene. Applaudono e sono convinto che la  partita l'ho fatta io. "Bravo giochi meglio di me", mi fa l'atletico calciatore. "Non fa niente, rispondo, ha ragione chi vince". Sono pur sempre un togliattiano di destra.

postato da diavolorosso luglio 24, 2005 12:25 | commenti (6)