esserestati

venerdì, marzo 25, 2005

Domenica, Saltara e la Tirreno-Adriatico

Le persone troppo in salute come quelle vestite troppo alla moda tendono purtroppo alla volgarità, di domenica la situazione peggiora anche. Il ristorante è semivuoto e mia moglie mangia ancora lentamente il suo secondo piatto. Guardo fuori verso il mare con il piatto già vuoto. La pensiamo più o meno alla stessa maniera sugli abiti alla moda.
L’ho fermata alla stazione dell’autobus, qualche anno fa, proprio per via del cappotto. Era così austero, severo, che le stava davvero bene sul suo viso serio e intelligente, austero e severo appunto. Una faccia così la si porta con aristocratica solitudine anche sulla panchina di fronte alla ferrovie, in un pomeriggio di pieno inverno. Senza trucco e senza trucchi apparenti, senza una smorfia di dolore o di disgrazia, di stanchezza o di malagrazia. Chissà quale percorso doveva averla portata lì alle tre e mezza del pomeriggio di una domenica fredda e grigia. Io c’ero arrivato per via delle neve, troppo pericoloso attraversare due valichi appeninici il lunedì mattina, meglio arrivare con sicurezza appoggiati ad un tragitto più lungo con un mezzo pubblico.
Adesso il ristorante si sta svuotando davvero, anche la famiglia rumorosa se ne va. La loro intensità ontologica è pari almeno a dieci volte di quella che esprime il nostro tavolo. Forse è la vita stessa che presenta questi inconvenienti. Io comincio però a male sopportare questa bassa frequenza, a pochi chilometri da qui, a Saltara, arriva la tappa domenicale della Tirreno-Adriatico. Il primo in classifica è uno spagnolo, Freire Gomez, il campione del mondo che ha vinto anche le ultime due tappe con due sprint formidabili.
Saltara è un piccolo borgo come ce ne sono tanti sulla strada che da Fano porta a Fossombrone, basta svoltare a destra sulla strada che porta a Roma e si raggiungono piccoli centri tranquilli dove si annusa una forte atmosfera di paese. Più a valle ci sono le zone di recente insediamento che sono molto più popolose di questi borghi, ma ne rappresentano le frazioni. Saltara ha un bel castello medievale o giù di lì, anche se le casette nuove si impongono al paesaggio. Sono ville di professionisti ma anche dignitose casette della classe operaia costruite negli anni settanta, con il cancello e le ringhiere in ferro verniciato di bianco e il piano inferiore destinato al garage. La corsa è già finita quando arriviamo attraversando un giardino e i camion della Rai per le riprese. Ci resta la premiazione di Freire che è sempre il primo della corsa, la tappa è andata a Knaven, un olandese che ha vinto una Roubaix qualche anno fa. Per vederli ci siamo anche arrampicati su un muretto e attaccati alla spalliera di ferro. Passa un autobus di linea, se qualcuno ha riservato un posto perderà un traguardo.

postato da diavolorosso marzo 25, 2005 15:55 | commenti (16)