esserestati

martedì, agosto 03, 2004

 

IVAN BASSO E ZENONE ALL’ALPE D’HUEZ


 


L’Alpe d’Huez è una rampa infinita che non colgo a fondo. Non so dirvi se più crudeli siete voi, adesso, che mi state attorno senza farmi respirare, voi che mi togliete l'aria, oppure l’americano dietro che mi vuole rimontare, che non posso staccare. Ogni tornante qui porta il nome di un vincitore, Kuiper e gli olandesi negli anni settanta, i nostri negli anni novanta. Due volte Bugno, triste ed enigmatico, poi Pantani in fuga dalla propria imminente agonia. Ma il primo ad arrivare sopra questi prati fu Coppi.


Oggi non si vedono le insegne dei paesi e nemmeno i nomi dei campioni, ci siete solo voi, e noi che vi sfiliamo sotto uno per volta. Come i grani di un rosario ogni fatica vale una preghiera, ogni faccia contiene la sua raccomandazione e la sua supplica. Non state troppo in mezzo alla strada, fateci respirare. Oggi ognuno è solo contro la salita, senza il volto amico del cireneo-gregario a cui aggrapparsi, a cui chiedere di tirare qualche metro. Senza la rete o gruppetto in cui cadere per trovare accoglienza, dopo avere ceduto agli scatti di quegli scatenati che si battono per la classifica. Non si sale insieme oggi, è vietata ogni possibilità di calore umano anche agli onesti perdenti e faticatori di giornata, anche a quelli che si staccano.


Soli con voi che ci potere guardare negli occhi uno per uno. Qualcuno si stupirà della nostra altezza o magrezza, ci credevate magari più belli, ma ora siamo qua fuori dal gruppo e ci potete anche giudicare, esteticamente verificare. Non abbiamo neppure l’obbligo del casco, si sale solo e il pericolo non c’è, e neppure la calvizie vi possiamo nascondere. Ma fateci respirare per favore. State larghi se potete.


E “quello” dietro, sentinella, a che punto della notte è? Perché lo sento vicino, più vicino che mai? Sono partito tre minuti prima e non mi sono bastati. Lo sento arrivare, non lo posso staccare. Fatemi respirare, e smettete di guardarmi con quelle facce, i vostri occhi appena mi vedono se ne fuggono a cercare un’ombra alle spalle, mi rendono l’ombra di un pericolo che incombe su di me, e questo io lo vedo solo su di voi. Volevo vedervi felici e leggeri, così come mi volevo leggero e felice, veloce su questi tornanti, lanciato verso un destino nuovo e ignoto. Volevo le spalle coperte, vi volevo con gli occhi solo per me. Dopo di me potevate chiudervi e guardarmi ancora scomparire piano, più in alto. Invece il vostro occhio mi rimanda l’amara presenza del tempo che incombe, del destino che arriva da dietro. Sono appena passato e siete ancora aperti, e guardate laggiù con la bocca un po’ aperta.


Io non mi volto, statene certi. Lo sentirò passarmi vicino e sarà come aspettare la morte. Forse mi verrà la voglia di un abbraccio materno. O forse uno di voi mi si farà accanto e mi spiegherà con calma, ai bordi di un tornante, il paradosso per cui il movimento non esiste, vi sono solo infiniti attuali, e che se Achille non raggiungerà mai la tartaruga, perché le quantità di velocità sono reali ed essi saranno sempre nello stesso rapporto, nemmeno Armstrong mi ha mai raggiunto. Così ripartirò sereno.

postato da diavolorosso agosto 03, 2004 23:57 | commenti (7)