sabato, luglio 31, 2004
IL VECCHIO E ARMSTRONG
La cronometro di oggi è inutile. Un esercizio narcisistico per Armstrong, lo si vedrà sgambettare veloce e rapido, con il viso tirato e magro, per ultimo partire e per primo arrivare. Sarà più solo di tutti, raccoglierà per strada tutti i frammenti di solitudine che gli altri avranno dimenticato lungo i cinquanta chilometri e più. Come uno spazzino chiuderà la festa portando via le borracce, le trombe delle auto, le moto dei fotografi, i taccuini dei giornalisti. Dopo di lui arriverà il silenzio che non ha eguale, sarà irrimediabile, inemendabile, inflessibile. Le seggiole pieghevoli potranno ritrovare il loro posto nei garages o nei giardini, i bambini vorranno la merenda prima di salire in bicicletta a fare finta di essere dei campioni, gli applausi si placheranno, anche la curiosità sul come andrà a finire la tappa avrà poco spazio nei rientri al fresco delle case di paese. I negozi riapriranno e qualcuno sarà già curioso di sapere cosa lo aspetta per cena. Ognuno tornerà da solo contro il tempo di ogni giorno.
Ascolto alla radio, in auto, la cronaca, devo consegnare un lavoretto e ho preferito uscire. Passo ogni giorno per questa strada ed ogni giorno alle due del pomeriggio circa trovo un vecchio seduto vicino alla provinciale. Si sistema, o lo sistemano i parenti, ad un metro circa dal paracarro, con il bastone lo può quasi toccare. Sta su una seggiola di plastica bianca, sotto l’ombra di un grande albero. A circa venti metri c’è una piccola casa, solo piano terra, non proprio nuova e sverniciata, con la porta aperta e una tenda bianca e blu; c’è anche un orto piuttosto curato. Le auto passano vicino e lui le guarda, sempre vestito con un pullover di lana, a volte rosso altre beige. Avrà ottant’anni come minimo, magro in volto. Al mio ritorno, anche dopo tre o quattro ore lo ritrovo ancora lì. Fermo vicino al suo paracarro, che guarda la strada. Vorrei fermarmi e farmi raccontare che cosa ha visto oppure chi è. Io impiego pochi secondi a fare quel tratto e ci sono sempre almeno tre auto, considerando le due direzioni. In un’ora quante ne avrà viste? Se mi fermassi a chiedere qualcosa, a soddisfare la mia curiosità, sarebbe però del tutto inutile. Ogni domanda che potrei rivolgergli sarebbe in realtà rivolta a me, tutto mi tornerebbe indietro inesorabilmente. Decido così di proseguire e di guardare al più dallo specchietto. Armstrong intanto ha vinto. Voglio pensare che un giorno invecchierà come quel vecchio, fermo a guardare il tempo anziché rincorrerlo.
domenica, luglio 18, 2004
IBAN MAYO SI VUOLE FERMARE
Le vittorie di Merckx sono uno scandalo, scriveva Pasolini. Cosa direbbe oggi pomeriggio di quelle di Armostrong? Sto percorrendo la campagna appenninica tra Marche e Romagna, il sole scotta e si fa sentire ma non c’è umidità. L’aria nell’auto è condizionata, nel senso che è condizionatamente obbligata ad entrare dal finestrino aperto. Ho preso una stradina che non conoscevo, in pochi chilometri sono svaniti i centri commerciali che fanno assomigliare tutte le periferie delle città di pianura: mobilifici, bar, articoli sportivi, oggettistica varia non so quanto utile. Ci sono piccoli gruppi di case, qualche villetta, bellissimi rustici da ristrutturare, case rurali o padronali che si affacciamo sulla strada, con balconcino in ferro sull’ingresso e persiane chiuse.
Ogni volta che visito posti simili spero di doverci restare per sempre e non tornare più. Davanti a me un trattore procede lento, anche l’agricoltura sembra poco professionalizzata, le case hanno piccoli capanni per il deposito degli attrezzi, che servono a lavorare modesti appezzamenti di terra. Immagino si tratti di una attività secondaria, esercitata per tradizione come seconda occupazione, ricevuta in eredità.
Mi fermo in ogni bar per vedere alla televisione l’aggiornamento della tappa. Armstrong sta bene e i suoi lavorano anche oggi. Mi fa simpatia lo spagnolo Iban Mayo, che è in crisi nera, ha anche appoggiato a terra il piede, vuole smettere. Forse anche lui ha visto lì sui Pirenei un rustico da ristrutturare e si vuole fermare. Non tutti i bar hanno la televisione, così ordino semplicemente un bicchiere d’acqua poi esco. Se mi fermo scatta la mezza minerale.
Armstrong li ha lasciati tutti soli ed ha vinto. Domani è il compleanno di Gino Bartali, 18 luglio: penso al 18 luglio 1948, deve essere stato un giorno perfetto, vittoria di tappa e maglia gialla, con tutti quegli otto che ritornano, come il primo Tour nel 1938. Sono arrivato dove abitano i miei amici, c’è il concerto di musica leggera e mi hanno invitato a cena. Faccio ancora in tempo, mentre cerco il parcheggio, ad illudermi che non andrò più via da questo posto. Cerco una ragazza di cui innamorarmi tra quelle sedute al bar. Non ho fortuna. Cerco la casa dopo avere gironzolato per il paese, mi convinco sempre più che starei bene in questo posto. Il mattino il giornale e la spesa, qualche spostamento per il lavoro, poi i giri in bicicletta, gli amici da ospitare. La casa è bella e accogliente, la cena leggera. Il concerto va via liscio, la ragazza dell’ingresso è la mia speranza. La musica finisce. Ho la spesa nella macchina da portare a casa, marmellate, gallette di riso, succhi al pomodoro. Meno male che l’ho parcheggiata all’ombra.
giovedì, luglio 08, 2004
CRONOMETRO A SQUADRE
Ci siamo seduti fuori dopo pranzo, sulle seggiole bianche di plastica. Io all'ombra del melo, tu ad abbronzarti un po' sulla sdraio. Hai imparato a custodire la mia mitezza, a pascolarla teneramente. Così ti sembro quando mi sbirci dagli occhiali da sole mentre sfoglio i giornali. Faccio finta di non accorgermene e continuo a leggere le notizie, ed a commentarle a voce alta. Un uomo che rispetta te e le cose è una novità per te. Per me un risultato, lo strotolamento di un concetto, di cui ho scelto che dovevi essere parte. Fingo di non vederti ma ti sento. Alla tv passano le squadre della cronometro al Tour: i più veloci sono sempre i postini di Armstrong. Sai già che qualche nome te lo farò imparare a memoria, per i miei quiz mentre siamo in auto. Ormai lo sappiamo, si vince insieme.
