lunedì, giugno 28, 2004
GRAZIE FEDERICO BAHAMONTES, OVVERO DOMENICALE BIS
Oggi era giorno di esami. La sede è vicina al mare, praticamente sulla spiaggia, uno di quei palazzoni delle colonie del regime, che visti in stato in abbandono hanno un qualche fascino ma ristrutturati diventano ampli contenitori, scatoloni coi vetri e l’aria condizionata.
Mi hanno dato l’aula numero due, ci sono circa una trentina di studenti iscritti in lista ma ne vedo molti meno: mancano dieci minuti alle dieci e loro amano essere piuttosto puntuali. Per l’educazione che ho ricevuto non essere in anticipo è una specie di colpa, un lassismo da privilegiati che non ci si deve permettere. Parlo con alcune studentesse del primo anno, chiedo come mai il mio esame sia così poco affollato, in fin dei conti è una materia fondamentale del primo anno. Mi dicono che non sanno. Chiedo anche se è vera la mia fama di docente “difficile” e di esame da sostenere solo all’ultimo. Confermano ridendo. Dico loro che ciò mi fa piacere, e di avvisarmi se ci fosse concorrenza. Fumano e guardano nei cellulari. La mia preferita non è abbronzata ma chiara come in inverno, neppure truccata, me ne compiaccio molto, non avevo certo sbagliato neppure questa volta. Peccato non trovare modo o occasione, peccato non mi offra nemmeno uno spiraglio. Vedo che non ha più l’anello all’anulare sinistro, glielo avevo notato all’esame, vorrei chiedere, ma mi pare un particolare insignificante. Sarebbe una domanda giusta perché troppo diretta, provo a credere invece che devono esserci vie più morbide. La osservo mentre accende una sigaretta, la rimprovero per quel vizio, tento di annusarla e le guardo il seno dentro la canottiera.
Passati cinque minuti alle dieci entro in aula, la bidella mi porta due bottigliette di acqua minerale. Per fortuna nessuno ha i sandali o le ciabatte, quando accade esordisco dicendo che l’esame sarà più difficile, più facile essere respinti. Faccio l’appello, cerco di capire che cosa passa in quel momento in quella stanza. È il momento più difficile della giornata, mi giro sulla seggiola, guardo in giro, tutto è sospeso per aria, come le piccole mosche che girano. Ascolto la mia stanchezza o la mia insonnia, oppure uno scampolo di buonumore. Osservo le facce che ho di fronte, mi viene sempre in mente qualche canzone, e posso anche cantarla, oppure leggo le prime pagine dei giornali.
Oggi ho esordito dicendo che chi vuole la lode deve preparare qualcosa su Gino Bartali, a scelta. Hanno riso. Poi mi sono fermato e ho raccontato il desiderio che mi passava per la testa. Vorrei, ho detto, che qualcuna di voi si alzasse e dicesse che ieri ha letto sul Domenicale del Sole24ore il bel racconto dedicato a Federcio Bahamontes, l’Aquila di Toledo, scalatore spagnolo degli anni ’50. Si è levata una mano dalla terza fila, una ragazza coi capelli neri e il viso chiaro, la faccia seria e vivace, coi jeans chiari e una polo blu, si è alzata in piedi e mi dice che le è piaciuto molto, e che sta scrivendo da qualche tempo un poemetto sulla borraccia di Coppi e Bartali. Le ho chiesto “cosa fa qui”, mi risponde che ha sbagliato esame, se ne è accorta solo ora. Le chiedo “mi vuole sposare”, la mattina stessa. Mi dice perché no, sono sola da troppo tempo. Ho chiamato subito l’ufficiale di stato civile del Comune, ho preso i libretti dei ragazzi e ho messo tutti trenta. Poi loro e due impiegate ci hanno fatto da testimoni, ho comperato tutte le pizzette e i dolci del bar e siamo stati al mare a festeggiare sino a sera.
sabato, giugno 26, 2004
CORDE
venerdì, giugno 18, 2004
DOMENICALE
Ieri era il mio compleanno. Ho compiuto trentatre anni, sto entrando in quella fase della vita in cui, secondo Jung, si ha una irrimediabile perdita di Anima, di vitalità e di umanità. O ci si irrigidisce o si prendono forme infantili. Credo di comprendere ciò nel narcisismo e nell’egocentrismo di certe mie coetanee. Ed il fastidio chi mi provoca.
La cosa che ho chiesto al mio Angelo Custode, per i prossimi anni, è la neutralizzazione di ogni dolore inutile, la protezione da sprechi di tempo e affetti.
Ho rivisto l’album delle figurine delle mie manifestazioni sentimentali, corteggiamenti, approcci, o peggio brevi relazioni. Ho il fermo proposito, davanti a questo aperitivo, questa domenica mattina, di non attaccare più alcuna figurina.
Tutte le domeniche mattina scelgo un paese diverso della provincia, anche piccolo, e mi siedo nei pressi dell’edicola. In città, invece, cambio ogni volta posto. Mai più di una edicola a domenica però. Si trovano quasi sempre nel centro e vicino è facile trovare un bar in cui sedersi e prendere l’aperitivo. Lo scopo del mio turismo piuttosto domestico è trovare una ragazza sulla trentina che la domenica mattina va in edicola, tra le dieci e le dodici, a prendere il “Sole24ore” con l’inserto “Domenicale”; non è carino pretendere l’accoppiamento con Repubblica o il Corriere della Sera o Il Riformista. A quel punto potrei farle davvero la corte.martedì, giugno 08, 2004
ELEZIONI
