esserestati

venerdì, maggio 28, 2004

CUNEGO

Ho preparato i panini con prosciutto e formaggio, per te, ed uno con la cotoletta per me. A te la carne tra il pane sembra sempre troppo volgare. Ci siamo alzati presto, e la notte non ho dormito neppure tanto. Mi hai sentito mentre mi alzavo a bere un po’ d’acqua. Ormai mi conosci e non ci fai più neppure caso. La colazione all’alba ci ha svegliati, il caffè l’ho preparato io come sempre.

Abbiamo pedalato fino alla chiusa, poi su a piedi, fino alla cima più alta, con le scarpe da ginnastica che abbiamo comprato insieme in vacanza, quella volta lì, sì brava. Ho fatto bene anche a prendere i succhi di frutta.

Oggi c’è il passo Gavia, la cima Coppi del Giro, e non me la voglio perdere. Siamo saliti con il nostro passo, ci siamo anche dati la mano. Ho preso la macchina fotografica con il rullino da trentasei, che non ne voglio perdere uno. Sono vent’anni che saliamo sulla cima Coppi io e te, un giorno all’anno. E ancora mi senti brontolare che forse era meglio la cima Bartali; e ancora mi senti cantare “sono qui seduto su un paracarro …tra una moto e l’altra c’è un silenzio….”; e ancora aspettiamo Bartali insieme.

E oggi ha vinto Cunego, che ha la faccia svelta e da bravo ragazzo come la mia, che è scattato con la maglia rosa. Che coltiva un sentimento buono, e quindi trasgressivo come il nostro.

postato da diavolorosso maggio 28, 2004 19:05 | commenti (4)

martedì, maggio 25, 2004

LA FUGA BIDONE

“Non si può piccolina oggi, dai!”, così allontano la gatta che mi sta salendo sulle ginocchia mentre apro i giornali. La farfalla arancione e gialla che volava ieri dal pompelmo al muro è morta fuori sul marciapiede. L’ho vista non appena ho messo la chiave nella porta questa mattina presto. Niente caffè per colazione, neppure solubile, non ho chiuso occhio e ho lo stomaco chiuso. Ho dormito nella camera degli ospiti tra la coperta di seta un plaid. Mia moglie nell’altra stanza. Ieri le ho chiesto se per caso non le piacessero più i miei giochi. Io disegno e produco scacchi, dame, e altri giochi in legno. Mi ha detto che si sente distratta. Le ho detto, prima di uscire, se vuoi ti aspetto, mi ha detto che è lei ad essere in fuga. Chiama microfughe quelle che io giudico semplici illusioni ottiche di libertà. Piccole secessioni che servono solo a danneggiare lei e i miei gregari. Già, perché quando c’è una fuga mando avanti i gregari a ricucire il gruppo. Lo strappo lo chiudono loro con tutto la pazienza che io non ho, con tutta la calma che mi servirebbe. Ma non sopporto lo sforzo dei gregari, è proporzionale alla mia rabbia, e immagino una repubblica tutta per loro. Dolce e come la loro fatica. Un giro intero a guardare la campagna. Che tanto la fuga è solo un bidone.

postato da diavolorosso maggio 25, 2004 09:29 | commenti (2)

martedì, maggio 18, 2004

LA BORRACCIA

Lavoro in una scuola privata, insegno e sbrigo anche questioni burocratiche. Ho quasi trentenni e devo ancora laurearmi in lettere. Forse mi sono perso. Forse sarebbe bastata un poco di disciplina in più e meno fantasia. Sono privo di quella ottusità che può aiutare a seguire il percorso regolare di una istituzione, come quella universitaria. Le mie colleghe laureate sembrano eccellere in questo. Ho terminato tutti gli esami da cinque anni almeno e mi resta solo la tesi. Devo approfondire la figura di Gino Bartali nella società italiana. Studio prevalentemente a casa. Molto materiale si trova però in biblioteca. Io non ci vado volentieri. Non posso alzarmi in continuazione, non posso bere l’acqua per i reni, non posso seguire l’arrivo delle tappe del Giro, non posso aprire i giornali e mangiare crekers. Non posso neppure fare a meno di innamorarmi di ogni ragazza che entra. Entrano e si siedono come se fosse la cosa più normale, studiare in pubblico. Le vedo tutte col viso serio, a volte solare, e non posso fare a meno di non pensare che quella vita parallela, che ora è lì a portata di sgabello, potrebbe benissimo integrarsi con la mia, esserne la parte complementare. E che è solo questione di contatto, è solo questione di poco, come un salto di catena. O come la borraccia di Coppi e Bartali. Ecco cosa significa, è qualcosa che pone in relazione. Guardatela bene quella foto, è grazie alla borraccia che si toccano. Per agitarmi meno, visto che la tesi la devo concludere, ho appeso un cartello all’ingresso: “Chi vuole salvarmi (o rovinarmi) la vita può passare direttamente al tavolo n. 4 poltroncina 16. Se non ci sono ancora aspettate, sono andato a bere”.

postato da diavolorosso maggio 18, 2004 21:20 | commenti (4)

giovedì, maggio 13, 2004

 

GIRO D’ITALIA

 

Quando sono raffreddato salgo dai frati al conventino e mi faccio dare qualche rimedio. Non che non mi fidi della scienza medica, anzi, sono figlio di contadini e non riesco proprio a credere che con le erbe o due massaggi si sistemino i malanni seri. Il convento è sopra le nostre case del villaggio, l’asfalto finisce alla chiesa, poi prosegue verso il monte solo una stradina stretta. Da questo posto appenninico si vede da lontano il mare, ed anche l’autostrada che passa qui sotto. Io coltivo i pompelmi e allevo anatre. Le anatre sono le bestiole che preferisco. Mia moglie fa la maestra alla scuola elementare. Prima di sposarmi ero corridore ciclista professionista. Ero un gregario e basta. Mi dicevano, tira i quaranta per due chilometri, e io lo facevo. Poi tornavo dentro il gruppo a guardare la strada. Vicino alle salite preparavo l’ascesa del mio capitano, lo tiravo su fino ai primi due o tre tornanti, poi il mio lavoro era concluso. Potevo guardare la strada salire, i nomi dei paesi sui cartelli. Ho corso solo per guardare i paesi, la gente fuori dalle case, che stava lì ad aspettarci, con le porte aperte, e dentro i camini, le poltrone, le cucine, e fuori le panche coi bambini in piedi, qualche fiore  alla finestra. Ho provato a vincere solo una volta perché volevo guardare dal palco della premiazione, volevo vedere se si poteva intuire qualcosa in più, da lassù. Non è stato come correre in fondo al gruppo, a faticare ma anche a guardare la corsa e le cose. Ho corso per cercare un posto in cui fermarmi, in cui stare. Ho visto mia moglie coi bambini della scuola e le bandierine. Lei mi ha guardato bene, io pure. Ho frenato, ho tolto lo scarpino, ho appoggiato la bicicletta al muro di una casa. Mi sono fermato qui quindici anni fa e non sono più partito

postato da diavolorosso maggio 13, 2004 23:47 | commenti (2)

lunedì, maggio 10, 2004

LA BAMBINA PIU' BELLA DEL MONDO

Mia moglie ha preso il caffè solubile nella credenza, io avevo appena asciugato e sistemato i piatti. Dopo pranzo preferiamo un caffè più leggero. Lei dice che dietro i nostri litigi c’è il mio desiderio di sentirmi vittima, che nascono da minuscole incomprensioni, da piccoli e inutili dettagli. Le dico che ha ragione e le leggo i titoli dei giornali modificati. Sino a che non ride. Oggi era un giorno di quelli. Ho voluto giocare a tennis perché comunque ho dormito. Sulla strada, attraversando una rotonda, ho visto la bambina più bella del mondo. Raccoglieva i papaveri rossi in un piccolo giardino non curato ai bordi del parcheggio di un ristorante. Devo averle visto il viso e gli occhi solo un attimo. Aveva il velo bianco, da piccola mussulmana, i pantaloni neri e la pelle scura. Era minuscola e graziosa. Mi sono voltato a cercarla con gli occhi. Ho giocato un’ora e mezzo circa. Ho vinto tre set su tre. In realtà non mi sono mai alzato dal balcone del ristorante di fronte al parcheggio, con gli occhi lucidi di sgomento. Questa sera cuciniamo la pizza.

postato da diavolorosso maggio 10, 2004 19:16 | commenti (2)

sabato, maggio 08, 2004

LA LISTA

Quando ho conosciuto mia moglie mi sono subito accorto che doveva avere un tenore di vita diverso dal mio. Anche lei ha subito notato la cosa, la mia auto le sembrava troppo stretta. Non ne abbiamo mai fatte di questioni di cilindrata, così ci siamo sposati presto. Lei ha un lavoro molto prestigioso, come si dice. Si sveglia tutte le mattine molto presto, per me le sette è presto. Spesso mi trova addormentato sul divano, con la gatta ai piedi. Devo ammettere, però, che da quando viviamo insieme la mia insonnia è molto migliorata, quasi scomparsa. Mi ci sono dovuto abituare. A volte, dopo avere fatto l'amore, mi alzavo e andavo di là sul divano a leggere, mangiare e dormire. Però le lasciavo bigliettini per la casa, sullo specchio del bagno, dentro la caffettiera, nella scatola dei cereali. Ora accade molto raramente; i biglietti però li semino lo stesso. Lei lascia la casa presto, ed alza solo la tapparella della cucina. La luce nelle altre stanze la faccio entrare io. La sua prova d'amore è la lista della spesa che mi lascia tutte le mattine sul tavolo della cucina, insieme ai soldi. Io esco, compero i giornali, governo il micio, poi pulisco casa, con i guanti gialli di lattice, preparo qualcosa per il pranzo, un panino se lei non rientra. La cena ovviamente la imposto io, mentre lei si fa la doccia. Il giorno in cui si dimenticherà quella lista vorrà dire che ha smesso di amarmi.

postato da diavolorosso maggio 08, 2004 10:57 | commenti (1)

giovedì, maggio 06, 2004

Ballata delle madri
Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d'esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d'amore,
se non d'un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l'antico, vergognoso segreto
d'accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio - addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
E' così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.

postato da diavolorosso maggio 06, 2004 10:59 | commenti (3)

Supplica a mia madre
E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
(P.P.P.)

postato da diavolorosso maggio 06, 2004 10:56 | commenti (1)