giovedì, aprile 29, 2004
PILE
Ieri, mercoledì, sono uscito di casa e mi sono sentito i vostri occhi addosso, così mi sono subito rimesso a letto.
domenica, aprile 25, 2004
IL LODEN DEL MERCOLEDI’
Io e S. siamo quasi colleghi. Lei è certamente meno giovane di me. Non conosco la sua età, anche se lei conosce la mia. L’ho fermata un mercoledì pomeriggio all’uscita da una libreria. Mi era appena passato un attacco di nausea. Ogni mercoledì, all’una, ci ritroviamo in un posto fisso per pranzare. Senza appuntamento. Non abbiamo numeri di telefono, recapiti elettronici, solo i recapiti reali di lavoro che usiamo molto raramente. Per comunicazioni urgenti le lascio un biglietto attaccato col nastro adesivo al tavolo dell'aula in cui farà lezione, con poche parole in codice e la preghiera di non rimuovere la missiva sino alla sera del giorno scelto. Ogni mercoledì alle tredici ci vediamo da Mario, allo stesso tavolo, chi arriva prima aspetta dieci minuti poi ordina e pranza. Se ho cose da fare predispongo affinché a quell’ora sia tutto in ordine. Capita spesso di stare da soli. Una volta sono passate tre settimane senza incontrarsi, senza feste dentro, s’intende, che quelle non contano. Tutti ci guardano invidiosi perché siamo piuttosto belli, a dire il vero lei soprattutto ma divento bello anche io. L'altro giorno ci siamo fatti due regali immaginando l’imminenza, del tutto fittizia, dei nostri compleanni. Io le ho preso una biografia di Pasqualino Fornara, con autografo, lei un paio di scarpe da ginnastica alte. Alle quindicietrenta io ho il treno, lei parte in auto subito dopo. Non so chi debba raggiungere a casa o dove vada. Dopo pranzo ci sediamo su una panchina, la stessa, di fronte al mare, nei pressi della stazione, così non tardo a partire e riesco anche a prendere il biglietto. Le leggo i giornali, solo i titoli, cambiandoli per farla ridere un po’, ci metto i nostri nomi o quelli dei nostri colleghi. Oppure porto poesie o piccoli brani da leggere che ho notato durante la settimana. Lei commenta sempre il mercoledì successivo. A volte ci baciamo anche, appena appena, riparati dai cappotti. Sino a maggio inoltrato, sin dopo gli scrutini, il mercoledì porto il loden.
venerdì, aprile 23, 2004
SURGELATI
In città l’inverno è meno inverno e l’estate arriva sempre prima. Forse sono le auto che assorbono il calore e lo rilasciano poi durante l’anno intero. La mia ne ha preso molto oggi ed io sto sudando. Mi sono fermato, dopo le mie occupazioni, a fare spesa per la cena. Al banco dei surgelati ho rivisto R. che vive appunto in città. Erano dodici anni che non ci incontravamo. Lei era orientata verso i filetti di platessa, io con maggiori simpatie per il fritto misto. Volevo fidanzarmi con lei e le avevo anche regalato un anello di colore azzurro. Adesso, davanti al gelo, potevo sfoggiare solo una buona carriera, velocemente percorsa. Naturalmente ho taciuto. Naturalmente le devo molto, una decina d’anni in solitudine e silenzio, senza mai uscire di casa. Prima di questa mattina. Le ho solo detto che con quel pesce non ci combinava granchè senza pomodorini, e che io non l’avrei mai mangiato, e che lo doveva fare così e così. Mi ha fatto, “ricominciamo”? Aveva all’anulare sinistro un anello uguale al mio, ma arancione. Lo sapevo, ho sbagliato colore.
mercoledì, aprile 21, 2004
COLAZIONE A RIPETERE
La ragazza seduta sui gradini del duomo si gode il sole e legge. Ha le calze aragosta abbinate ad una maglietta di lana, sottana casual e mocassini. Il bar è illuminato, le porte sono aperte e, caso strano, non c'è quasi nessuno. Parte dalla radio una canzone di Bruce Springstin. Uno straniero africano col dopobarba messo da poco beve un caffè nell'angolo. Ordino un caffè e la solita mezza porzione di torta alla crema. Chiedo alla ragazza che prende l'ordine chi ha predisposto la scenografia, le dico anche di sorridere che forse ci stanno riprendendo in un ciak. Ride. Le vorrei chiedere se ha impegni nel pomeriggio, altrimenti potrebbe fuggire con me. Lo tengo per me. Del resto le preferisco quella che ho di fronte, davanti al duomo, con i colori aragosta. Le calze le disegnano le gambe sotto la luce, anche la borsa di pelle è armonica, sta dentro un pensiero. Mangio, bevo un bicchiere d'acqua, soffro di calcoli ai reni, devo bere molto, pago. Appena sto per uscire la ragazza del bar mi chiede, "perchè non vuole che io venga con lei?"
lunedì, aprile 19, 2004
Ripreso in mano Pasolini. Si esprimeva contro la «de-sentimentalizzazione della vita». «La polemica contro la sacralità e contro i sentimenti, da parte degli intellettuali progressisti, che continuano a macinare il vecchio illuminismo quasi che fosse meccanicamente passato alle scienze umane, è inutile. Oppure è utile al potere. Per queste ragioni sappi che negli insegnamenti che ti impartirò, non c’è il minimo dubbio, io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istituito. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi adoratori di feticci».
domenica, aprile 18, 2004
Domenica. Adiutore domestico, al pranzo, alle stoviglie. Il tinello è uno spazio da riempire con fantasia e sensibilità. Non sono ammessi pressappochismi. Leggo i giornali sulla poltrona, dovrei sputare sulla comunicazione? Magari dalle colonne di un media? Lo fanno altri in maniera molto scientifica, leggete, se vi capita, il libretto che ha pubblicato da poco Mario Perniola, si intitola “Contro la comunicazione”. Forse la moda sta passando, coraggio.
I giornali li leggo sul divano. Mi siedo, senza sdraiarmi, per carità, solo lasciandomi andare comodo. Non distendo neppure le gambe. Ho trasformato questo treposti in una piazza singola. All’estremo ci va a dormire la micia, al centro i giornali, più i supplementi settimanali, all’altro estremo è il posto mio, vicino alla porta, che posso chiudere con una spinta aiutato dal Venerdì piegato in due, senza dovermi alzare. Manovra utile quando si vuole dormire. Naturalmente lascio sempre la chiave infilata nella porta. Aspetto sempre che qualcuno venga a portarmi via. Più che qualcuno sarebbe meglio qualcuna, a dire il vero. La farei accomodare sulla poltrona di fronte al divano. Quale inutilità dovrebbe offrirmi per rinunciare alla mia di inutilità? Quale smisurata dolcezza per rinunciare alla dolcezza del mio pomeriggio domenicale? Quale malinconia da abbracciare per affrancarmi dalla mia malinconia? Eppure è un attimo, basta così poco.
“Grazie alla malinconia – questo alpinismo dei pigri – scaliamo dal nostro letto tutte le cime e sogniamo al di sopra di tutti i precipizi”
“La poltrona, questa grande responsabile, questa promotrice della nostra «anima»”
(E. Cioran)
Un sogno.
Sono imbarcato, in mezzo al mare, su una nave neppure tanto piccola. Intravedo con me mio padre. La navigazione è difficoltosa, poi all’improvviso si fa fluida e veloce, la nave corre agilmente. Mi sveglio con un po’ di ansia.
“Quando nel grande mare i venti sconvolgono acque tranquille,
guardar da terra il grande affanno di altri: lì c’è piacere:
non che sia godimento gradevole il fatto che altri soffra,
ma è piacevole guardare i mali da cui tu stesso sei libero”
Argomenti per una soggettvità dileguante. Annacquamento dialettico. "Tutta la nostra abilità consiste nel rinunciare alla nostra esistenza per esistere" (Goethe)
venerdì, aprile 16, 2004
"Era il male oscuro di cui le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta con sè per tutto il fulgorato scoscendere di una vita, più greve ogni giorno, immedicato" (C.E. Gadda)
giovedì, aprile 15, 2004
"Si apprende più in una notte insonne che in dieci anni di sonno" (Cioran). Quanta sapienza in "pillole"!
mercoledì, aprile 14, 2004
Utilità delle feste. Delle feste celebrate in maniera tradizionale. Pranzo, meglio se ipercalorico, lipidico, glicemico. Niente feste alternative! Roba da turisti scandinavi, riformati e protestanti. Le feste che introducono nella normalità. In cui si è normalmente infelici.
martedì, aprile 13, 2004
Buongiorno. Ho poca fantasia oggi. Ho sognato qualcosa che non ricordo. Ho le idee chiare?
lunedì, aprile 12, 2004
Piove a pasquetta. Dolce è il dormire. O è solo la pressione bassa?
domenica, aprile 11, 2004
Domenica di Pasqua. Domenica di liberazione, passaggio, attraverso la morte. Hegel, mi pare, parlava di venerdì santo speculativo. Il soggetto trova se stesso solo nella morte, la vera vita dello spirito è quella che non rifugge dalla morte. Una morte dialettica, che rimanda cioè ad altro. Una morte del soggetto nell’oggettività di qualcosa di Altro, che può essere la fede, la storia, lo spirito. Necessità di una oggettività, di una oggettivazione. Che non è necessariamente liberazione, ma lo può essere comunque. Bell’articolo di Gianfranco Ravasi sul Sole24ore, sulla Pasqua come liberazione dell’uomo dai suoi limiti. Ma l’uomo ha davvero bisogni di liberarsi dai suoi limiti? Se fossero proprio quei limiti a rappresentare l’umanità, a costituire l’umanità? La liberazione, il passaggio, ha bisogno di essere liberato dall’enfasi della liberazione e del passaggio.
* * *
Parigi-Roubaux. Foresta di Aremberg. Un passaggio infernale, come la Pasqua. Appena fuori si continua a correre, ma lì è molto dura. Liberazione. C’è chi attacca e vuole andarsene. Bisogna resistere, remare, a volte neppure per se stessi ma per la squadra, per il capitano, per la strategia. Voglia di scendere. Voglia di smettere. Voglia di correre, di arrivare. Di vincere. Voglia di mangiare e di riposare. Di un bagno caldo. Di un paio di guanti. Di una ruota nuova, di un tubolare meno gonfio. Le facce dei ciclisti dicono tutto. La vita è una metafora del ciclismo.
* * *
Altra metafora sportiva. Visto che siamo verso il Belgio. Un altro passaggio. Nel circuito automobilistico di Spa Francochamp (spero si scriva così) dopo la curva dell’“eau rouge” c’è il rettilineo del “raidillon”. Lo si fa in salita a tutta velocità, ed in alto c’è una curva cieca, che i piloti non vedono ma percorrono solamente. Quando percorrono il tratto successivo, il “kemell”, riescono a comprendere se sono ancora vivi.venerdì, aprile 09, 2004
Berlusconi, Sofri: leggi ad personam o stato di diritto?
Bella dormita ma grande stanchezza. Pesantezza diffusa, mi sta crescendo anche un po' di pancia, e ancora devono venire le libagioni pasquali. Ieri sera Lucarelli con la sua storia delle brigate rosse mi ha intrigato. Certo non siamo ai livelli di Zavoli e della sua notte della repubblica. Gli anni '70, il periodo migliore deella storia universale, direbbe Hegel. Lo spirito assoluto. La Juve di Zoff e Trapattoni, la 127, la DC e il PCI, Berlinguer, il servizio sanitario nazionale, le regioni, il referendum, l'aborto, il divorzio, le clark, le canzoni di Guccini, lo stato sociale, democrazia proletaria, Niki Lauda, l'Albero degli zoccoli, Pasolini su Corriere della sera, la prima elementare nel '77, il grembiule blu, le feste dell'unità, eppoi la mamma giovane che mi accompagna a scuola e mi prende la merenda, la mamma con i capelli lunghi e quasi biondi. Gli anni '70 sono finiti nel 1982 con la vittoria al mondiale di Spagna, con Paolo Rossi resuscitato. Zoff senatore a vita!
lunedì, aprile 05, 2004
"Siate candidi come colombe e astuti come serpenti" (Vangelo di Matteo)
"Astuti come colombe e candidi come serpenti" (F. Fortini)
Riflettere sul concetto di "vestita come uno vuole". Ma come è una vestita come uno vuole? Non è un concetto estetico ma etico. E' il primo appuntamento, è un segno di grazia, di distinzione, una complementarità estetica. Deve essere un concetto relazionale, relativo, ognuno ha un volere circa il vestire, e ciò al limite è pure banale. Ci deve essere per forza dell'altro. Ecco la soluzione forse, ci deve essere per forza dell'Altro. L'Altro vestito. Vestito come uno vuole, cioè come uno è. Non come a uno piace, ma come uno è.
Avvenne per caso in una
Stradina moderna sotto la pioggia
Gli ombrelli che fanno zum -zum - zum
E l’ universo fa bum - bum - bum
Lui: una canzone francese
Lei: una rossa risata irlandese
Piovvero languidi giorni
Piovvero languidi giorni…
Sì ma io dov’ero andato
Tutto mi sarei guardato
E ne avrei scritto anche meglio di così
…
Lui era un loden portato da una
Dolcezza senza rimpianti
Da studi classici ardenti,
La pipa morsa tra i denti…
Lei era un cavallo, un gatto, un’ondata
Di mare nordico al sole,
Vestita come uno vuole,
Vestita come uno vuole…
(…)
Due belle gambe, lei e un po’ di
Fumo azzurro, lui…
Col permesso degli dei…
Gli dei dei bei sonni…
Gli dei dei begli anni,
Gli dei dell’ amore rosso,
Del fuoco nelle sottane, architetture lontane…
(…)
La vecchia canzone francese
Contro una rossa risata irlandese
Gli ombrelli che fanno zum -zum - zum
E l’ universo fa bum - bum - bum
domenica, aprile 04, 2004
"Ama, e fai ciò che vuoi" (Agostino)
Domenica mattina. Lettura dei giornali, interessante articolo di Armando Torno sul Corsera dedicato a Sant’Agostino. Avrebbe ispirato Lacan, Jung ed anche il giurista Schmitt. Le famiglie vanno a messa, nei piccoli paesi sono cose che si notano ancora queste. Passo in rosticceria a prendere un contorno, sono a pranzo dai miei. Ovviamente non è affatto una novità. Dormito profondamente dopo due notti di insonnia. La vera distinzione non è tra capitalisti e proletari, come credevo, ma tra chi dorme e chi no. Insonni di tutto il mondo unitevi!
sabato, aprile 03, 2004
Di ritorno da Roma, dopo un viaggio di lavoro. Aspetto di digerire un po’ la cena prima di farmi una doccia. Dell’impossibilità di andare a letto senza lavarmi di dosso la giornata. A meno che non si è fatto altro che stare in casa, allora non c’è niente da togliere. A Roma ci si sporca appena si esce. Scendi in strada, sali su un autobus, cammini, cammini e ti senti subito addosso lo sporco della città. Il caldo arriva improvviso a farti sudare. Le vie da percorrere ti assorbono. È un modo di perdere la vita.
